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lunedì 20 agosto 2012

AGGUATI AL PROFUMO

ATTENZIONE A TUTTI I CENTRI COMMERCIALI!
Una ragazza è stata avvicinata nel parcheggio di un centro commerciale di Torino da 2 uomini. Le hanno chiesto che profumo usava. Poi le hanno chiesto se voleva provare un campione di una nuova fraganza che le avrebbero venduto a un prezzo vantaggioso. L’avrebbe provata se non avesse ricevuto una e-mail una settimana fa, che la avvertiva del complotto “Provate la nostra nuova fraganza”.
Attenzione! Non è un profumo: si tratta di cloroformio! Se la annusate, perdete conoscenza e questi “gentili signori vi prendono tutto quello che vogliono: borsetta, soldi e, chissà qualcos'altro.

TROVATO L'INFERNO?

Trovato l’inferno?
Secondo una leggenda diffusa da ormai oltre 20 anni, nei primi anni ‘80 un gruppo di scienziati sovietici, dopo aver scavato un buco sottoterra di oltre 14 chilometri, arrivò ad un punto in cui le trivelle si bloccarono. Gli scienziati pensarono di aver raggiunto il mantello della Terra, un luogo in cui i sensori rilevarono temperature che raggiungevano i 2.000 °C.
Ma la cosa sorprendente fu che alcuni microfoni, che erano stati calati per cogliere eventuali rumori, rilevarono e registrarono le voci di persone che piangevano e gridavano. Suoni che “testimoniavano l’esistenza dell’inferno”. La credibilità della storia è rafforzata dal fatto che è possibile trovare in Internet siti che permettono di ascoltare i file audio di quell’evento.
peccato che l’intera storia sia appunto una leggenda, nata negli ambienti dei cristiani fondamentalisti Usa, anche se originatasi a partire da un episodio realmente accaduto.
In effetti, in un articolo apparso sulla rivista scientifica Scientific American nel 1984 viene raccontata l’impresa di un gruppo di scienziati sovietici che, dopo aver compiuto uno scavo di ben 12 chilometri, si imbatterono in formazioni rocciose molto rare, gas, acqua e temperature di 180 °C. La trasformazione della notizia in leggenda passa, dunque, attraverso l’ingigantimento di alcuni dettagli, la profondità dello scavo e le temparature rilevate, e, soprattutto, attraverso l’aggiunta dell’elemento più straordinario, le urla dei dannati, di cui però gli scienziati sovietici non hanno mai parlato. Come spesso accade con le leggende, racconti come questo sono molti più debitori della fantasia o ai timori di chi sta sulla Terra piuttosto che a ciò che succederebbe nell’aldilà.

LEGGENDA? NO, BUFALA

Leggenda? No, bufala
Viene da molti segnalata che una catena invita a chiedere all’Enel i rimborsi per i danni arrecati dal blackout del 28/09/03. E’ un falso.Pertanto secondo l’Autorità per l’energia il rimborso non è previsto per il blackout. Di parere opposto sono alcune associazioni di consumatori, secondo cui il blackout è avvenuto per colpa dell’Enel. La catena segnalata circola in varie versioni.
In alcune si invitano i consumatori a chiedere il rimborso per costringere l’Enel a usare fonti alternative, in altre si sostiene che spingerà l’Enel a offrire un servizio migliore.
Più che per il 25 euro, quindi, mi sembra che il successo della catena sia dovuto all’insoddisfazione che, a torto o a ragione, tanti provano per i servizi dell’Enel.

IL SUICIDA UCCISO PER SBAGLIO

Il suicida ucciso per sbaglio
Nel 1994 il medico legale di San Diego. dr. Mills, eseguendo l’autopsia di Ronald Opus, concluse che la morte era dovuta ad arma da fuoco. Quel giorno Ronald Opus era saltato dal 10° piano di un palazzo tentando il suicidio. Ma appena saltato il 9° piano, la sua vita era stata interrotta da un colpo di pistola attraverso una finestra. Nè il tiratore nè il deceduto sapeva che all’ottavo piano c’era una rete di sicurezza per proteggere i lavafinestre e questo avrebbe impedito ad Opus di uccidersi. Quindi proseguì il dott. Mills, il tentato suicida era riuscito a raggiungere il suo scopo. Ma il fatto che non avrebbe avuto successo per la presenza di una rete se non fosse stato colpito dal proiettile, diede la sensazione al dr. Mills che fosse un caso di omicidio. La stanza al 9° piano da cui era partito il colpo era occupata da un uomo e da sua moglie. Stavano litigando e lui minacciava la donna con la pistola. Accusato di omicidio, il marito sostenuto dalla moglie, disse che non pensava che l’arma fosse carica. Le indagini provarono che era stato il figlio della coppia a caricare la pistola sei settimane prima.
La donna gli aveva tagliato i fondi e lui, conoscendo la propensione del padre ad usare la pistola durante i litigi, aveva caricato la pistola sperando che uccidesse la madre. Il caso quindi diveniva di omicidio causato dal figlio ai danni di Ronald Opus. Ulteriori investigazioni rivelarono però che il figlio, un certo Ronald Opus, era divenuto sempre più depresso per il fallimento del suo tentativo di uccidere la madre. Questo lo aveva portato a saltare dall’edificio. Mills chiuse il caso come suicidio.
L’incredibile suicidio di Ronald Opus è una delle leggende più diffuse. Un elemento che la rende particolare per il ruolo di Mills. Mills è l’inventore della storia, che raccontò nel 1987 ad un congresso, per far capire come modificare alcuni particolari possa condurre a valutazioni giuridiche molto differenti. In questo caso, quindi, la leggenda nasce da un singolo narratore, per di più rintracciabile, è, non come al solito, effetto del passaggio di bocca in bocca di un racconto. Ma la forza della storia le ha assicurato una fortuna che è andata al di là delle aspettative di Mills.

LA LEGGENDA DELLA SCARPA

La leggenda della scarpa
A proposito di leggende urbane, ascoltate questa. Un maturo professionista, rincasando, si ferma per dare un passaggio a una autostoppista. Dopo un pò la ragazza comincia a fargli delle avances, e l’uomo si rende conto di aver caricato in macchina un transessuale: gli chiede di scendere, l’altro rifiuta, segue una vivace discussione al termine della quale il nostro uomo riesce a spingere il travestito fuori dall’auto e ripartire. Torna a casa, cena e poi esce con la moglie. D’un tratto, scorge con la coda dell’occhio una scarpa da donna sotto il sedile: panico. Riesce senza che la moglie se ne accorga, a raccogliere la scarpa, aprire il finestrino e gettarla fuori. Arrivati a destinazione, l’uomo scende e si accorge che la consorte, ancora in auto, cerca qualcosa. “Non scendi cara?”, fa lui. “Non posso”, risponde lei “non trovo più una scarpa”.